Massimo Cittadini

e le arti interattive in Italia. Pratiche, contesti ed eredità

11-31 maggio 2026
Mostra e giornate di studio a cura di
Lorenzo Antei, Sara Molho e Clemente Pestelli

Massimo Contrasto è un progetto curatoriale dedicato alla figura di Massimo Cittadini, articolato in due giornate di studio, una mostra e una pubblicazione multimediale. Interroga l'eredità delle pratiche artistiche interattive italiane, dagli ultimi decenni del Novecento a oggi.

A un anno e mezzo dalla scomparsa di Massimo Cittadini (1959–2024), artista, docente e tra i fondatori della Scuola di Nuove Tecnologie dell'Arte dell'Accademia di Belle Arti di Carrara, il progetto apre uno spazio di ricerca attorno a una delle figure più significative dell'arte interattiva italiana. Architetto di formazione e attivo come Massimo Contrasto, dalla fine degli anni Ottanta Cittadini ha attraversato e anticipato passaggi cruciali della sperimentazione sulle nuove tecnologie in Italia, intercettandone gli strumenti spesso prima che diventassero linguaggi condivisi: dal video al digitale, dall'interattività alle realtà virtuali, dalle reti alle televisioni di strada.

Il suo lavoro ha tenuto insieme ricerca tecnica e pensiero critico, in una posizione consapevolmente eccentrica rispetto ai circuiti istituzionali e vicina alle culture hacker, alle pratiche di controinformazione e all'immaginario delle zone temporaneamente autonome. Dagli ambienti interattivi del Mandala System alla computer art, dalla performance art alle pratiche di rete alle performance, Cittadini ha praticato la tecnologia come strumento di emancipazione, condivisione e immaginazione collettiva. La sua attività si è configurata come un laboratorio permanente, in cui la sperimentazione formale si intrecciava con una riflessione sui dispositivi e sulle infrastrutture mediali, mentre la lunga attività didattica, all'Accademia come nei tanti contesti collettivi e autorganizzati in cui ha operato, ha contribuito a formare diverse generazioni di artisti e ricercatori.

Mostra, giornate di studio e pubblicazione multimediale intrecciano riattivazione, confronto critico ed esperimento editoriale, gettando le basi per un'analisi a tutto tondo del percorso di Cittadini, dalle prime sperimentazioni video alle realtà artificiali, in dialogo con il più ampio panorama dell'arte interattiva, dei media tattici e delle culture digitali italiane.

Programma

Le giornate di studio

Le giornate di studio Massimo Cittadini e l'arte interattiva in Italia. Pratiche, contesti ed eredità (11 e 12 maggio 2026) sono concepite come un dispositivo aperto di confronto tra studiosi, artisti e studenti. I panel articolano una riflessione che attraversa la dimensione politica e relazionale dell'interattività e le questioni legate alla conservazione dell'arte digitale, a partire e intorno al lavoro di Massimo Cittadini.

Fruibile anche a distanza, l'iniziativa sarà interamente trasmessa tramite THE VOID, piattaforma di expanded publishing promossa dall'Institute of Network Cultures di Amsterdam. L'esperimento di broadcasting e VJing è sviluppato attraverso un laboratorio dedicato all* student* dell'Accademia di Belle Arti di Carrara. In questo contesto, la dimensione mediale non si limita alla trasmissione, ma diventa parte integrante della costruzione del discorso e della sua memoria.

Lunedì 11 maggio

15:00 - 16:00

Saluti istituzionali e restituzione del workshop THE VOID.

Con: Lorenzo Antei, Tommaso Campagna, Sara Molho, Clemente Pestelli, Jordi Viader Guerrero.

16:00 - 17:00

Premesse e promesse tecnologiche
dal mediattivismo anni Novanta al whistleblowing.

Con: Tatiana Bazzichelli. Moderano: Lorenzo Antei, Sara Molho, Clemente Pestelli.

Premesse e promesse tecnologiche: dal mediattivismo anni Novanta al whistleblowing
Premesse e promesse tecnologiche: dal mediattivismo anni Novanta al whistleblowing

Tatiana Bazzichelli

Partendo dall'esperienza condivisa degli anni Novanta — tra attivismo digitale, cultura hacker e utopie di rete — l'intervento riflette su cosa resta di quello spirito nell'era del populismo, della sorveglianza e delle guerre in corso. Di fronte al fallimento delle utopie originarie, nuove pratiche di resistenza dal basso e atti di whistleblowing riaprono spazi di opposizione. La domanda centrale è come continuare a decostruire il potere attraverso arte, attivismo e azione concreta.

Massimo Cittadini e le arti interattive in Italia
Pratiche, contesti ed eredità

Lunedì 11 maggio · 16:00 - 17:00

Premesse e promesse tecnologiche dal mediattivismo anni Novanta al whistleblowing.

Premesse e promesse tecnologiche: dal mediattivismo anni Novanta al whistleblowing

Tatiana Bazzichelli

Negli anni Novanta, molti di noi lottavano per la libertà di espressione, i diritti digitali e la condivisione delle pratiche artistiche e politiche in rete, oltre a immaginare un mondo migliore. Insieme a Massimo Contrasto (Cittadini), abbiamo costruito un percorso giocoso e utopico di partecipazione nel mondo digitale e “reale”. La convinzione nella rete come possibilità di apertura e attivismo politico si univa allo spirito della cultura hacker: «l’informazione vuole essere libera» (information wants to be free). Contemporaneamente, si stava delineando uno scenario di crescente sorveglianza e controllo, invitando il pubblico a re-agire, interagendo direttamente con le opere, e contribuendo a svilupparle attraverso i propri corpi digitali. Cosa resta oggi di quello spirito? Un populismo diffuso ha portato al consolidamento delle destre, il social networking si è trasformato in un prodotto commerciale e le nuove tecnologie di dominio hanno offuscato le nostre utopie. Ma nuovi atti di resistenza dal basso e pratiche di condivisione tecnologhe distribuite e diffuse vogliono ridefinire gli assetti di potere. Nel panorama internazionale, atti di whistleblowing contro i sistemi di dominio tecnologici e militari, da Chelsea Manning a Edward Snowden, partecipano alla trasformazione delle pratiche oppositive. Negli ultimi quattro anni si sono susseguite guerre senza sosta, dall’Ucraina a Gaza e ora in Iran e in Libano. Nello spirito che ci ha accomunato per tanti anni, questo intervento si propone di riflettere su quali pratiche vogliamo adottare per continuare a portare avanti la nostra resistenza attraverso l’arte, l’attivismo e le “pratiche reali”. E in che modo sia possibile decostruire le forme di potere per trovare nuovi spazi di libertà ed azione.

18:00

Massimo Contrasto: inaugurazione della mostra

Con: Lorenzo Antei, Clemente Pestelli, Sara Molho.

20:30

Queer codes

Queer Codes è un format aperto, partecipativo e sperimentale dedicato ai live media digitali — live coding, sistemi visivi, glitch dramaturgy e sperimentazione mediale — nato nel 2023 all'Accademia di Belle Arti di Carrara per iniziativa di Marco Cadioli, Valentina Miorandi e Guido Segni. La serata, fedele alla natura di cortocircuito creativo e performativo del format, avrà come tema centrale MASSIMO CONTRASTO: un'occasione per esplorare, attraverso pratiche dal vivo e condivise, l'eredità e le tensioni di un percorso artistico che intreccia tecnologia, politica e corpo.

Martedì 12 maggio

11:00 - 13:00

Quale interattività
Arte, politica e nuove tecnologie in Italia dagli anni Novanta.

Con: Pier Luigi Capucci, Paola Lagonigro, Francesco Spampinato, Tommaso Tozzi. Modera: Sara Molho.

Poetiche della consapevolezza
Poetiche della consapevolezza

Pier Luigi Capucci

L'intervento traccia l'evoluzione dell'arte interattiva in Italia dal dopoguerra a oggi, nel contesto delle avanguardie del '900 — arte cinetica, videoarte, performance e computer art. Analizza come queste pratiche abbiano ridefinito i concetti di opera, artista e fruitore. La figura di Massimo Cittadini emerge come punto di sintesi tra tecnologia, poetica, corpo e impegno sociale.

Massimo Cittadini e le arti interattive in Italia
Pratiche, contesti ed eredità

Martedì 12 maggio · 11:00 - 13:00

Quale interattività Arte, politica e nuove tecnologie in Italia dagli anni Novanta.

Poetiche della consapevolezza

Pier Luigi Capucci

L’intervento ripercorre l’evoluzione delle forme d’arte interattiva, in particolare in Italia, situandole in un orizzonte storico e teorico. Gli anni Cinquanta e Sessanta del ’900 costituiscono un laboratorio sperimentale cruciale per molte forme espressive (cinema, musica, poesia, letteratura…). Accanto alla Pop Art, all’Arte Povera, al Nouveau réalisme, alle avanguardie di quegli anni, emergono l’arte cinetica e programmata, l’Op art, la videoarte e la computer art, le performance e gli happening, le forme espressive generative e le pratiche intermediali/multimediali. Tra questi approcci molteplici e diversi si sviluppa anche il percorso che porta alle arti interattive e alla ridefinizione dei concetti di opera, artista e fruitore. In questo contesto vengono analizzate le peculiarità delle arti interattive e le ricerche in Italia, fino alle esperienze recenti. La figura di Massimo Cittadini emerge come nodo significativo di un’eredità che intreccia pratiche tecnologiche, dimensione poetica, istanze sociali e politiche, corpo e sensi, in una visione dell’arte interattiva come pratica di consapevolezza estetica e relazionale.

Il Mandala System tra pratiche performative, interazione videoludica e narrazioni ipertestuali
Il Mandala System tra pratiche performative, interazione videoludica e narrazioni ipertestuali

Paola Lagonigro

L'intervento analizza i lavori di Massimo Contrasto con il Mandala System negli anni Novanta — software Amiga che permetteva di manipolare scenari virtuali col solo movimento del corpo. Contro l'estetica dell'illusione realistica dominante, emerge un approccio low-tech centrato sulle dinamiche di interazione corporea, fino ai lavori ipertestuali della seconda metà del decennio, quando diventa centrale il tema della navigazione in rete.

Massimo Cittadini e le arti interattive in Italia
Pratiche, contesti ed eredità

Martedì 12 maggio · 11:00 - 13:00

Quale interattività Arte, politica e nuove tecnologie in Italia dagli anni Novanta.

Il Mandala System tra pratiche performative, interazione videoludica e narrazioni ipertestuali

Paola Lagonigro

L’intervento si propone di commentare alcuni dei lavori più significativi che Massimo Contrasto realizza negli anni Novanta con il Mandala System: il software progettato dall’azienda canadese Vivid Group per Commodore Amiga, che permetteva di creare una “realtà virtuale bidimensionale”. Sullo sfondo di un contesto in cui, tanto in Italia quanto all’estero, si accende il dibattito sul virtuale e si rincorre la simulazione realistica, l’approccio “dal basso” che ha sempre caratterizzato il lavoro di Massimo Contrasto e degli artisti con cui ha collaborato, trova massima espressione nell’estetica low-tech del Mandala System. Non è la ricerca dell’effetto speciale e dell’illusione a guidare le installazioni e gli spettacoli basati su questo software. Quello che emerge è piuttosto un’attenzione alle dinamiche di interazione di un sistema che consentiva di manipolare scenari sintetici con il solo movimento del corpo, senza dover usare alcun dispositivo. Inoltre, a partire da metà decennio, quando diventa centrale il tema della navigazione in rete, sarà lo stesso artista a descrivere alcuni dei suoi lavori come ipertesti.

Glitch, virus e rimediazione: le animazioni Amiga di Massimo Cittadini negli anni Ottanta
Glitch, virus e rimediazione: le animazioni Amiga di Massimo Cittadini negli anni Ottanta

Francesco Spampinato

L'intervento analizza due animazioni di Massimo Cittadini su Amiga: Stele Turandot (1987), tra glitch e immaginario proto-cyberpunk, e This is a Test (1988), esercizio di rimediazione appropriazionista tra pubblicità, pop culture e hacker art, nel contesto della personal computer art italiana degli anni Ottanta.

Massimo Cittadini e le arti interattive in Italia
Pratiche, contesti ed eredità

Martedì 12 maggio · 11:00 - 13:00

Quale interattività Arte, politica e nuove tecnologie in Italia dagli anni Novanta.

Glitch, virus e rimediazione: le animazioni Amiga di Massimo Cittadini negli anni Ottanta

Francesco Spampinato

Questo intervento analizza aluni esperimenti di animazione in computer grafica realizzati da Massimo Cittadini con un computer Amiga alla fine degli anni Ottanta, con particolare attenzione a Stele Turandot (1987) e This is a Test (1988). Nel primo lavoro schemate di glitch a scorrimento verticale evocano l’estetica del virus informatico, accompagnate da una voce femminile che costruisce un immaginario fantascientifico fatto di pianeti, tecnologie avanzate e forme emergenti di bio-potere, in una tensione tra umano, alieno e proto-intelligenze artificiali. L’animazione evolve verso astrazioni biomorfiche, sostenute da una colonna sonora elettronica. This is a Test propone, invece, una pratica di rimediazione di immagini appropriate: pubblicità, paesaggi, icone pop e riferimenti cinematografici post-apocalittici si susseguono in dissolvenza con la dicitura “THIS IS A TEST” in sovraimpressione, evidenziando un ibrido tra comunicazione, citazionismo postmodernista e hacker art. L’uso dell’Amiga 1000 e software pionieristici sottolinea il carattere sperimentale di queste opere. L’intervento mira a contestualizzare la fase iniziale della produzione di Cittadini alla luce della personal computer art italiana dell’epoca, tenendo come riferimento il lavoro dei Giovanotti Mondani Meccanici, con cui Cittadini collabora all’installazione di realtà artificiale Buddha Vision (1991), ma anche del gaming e della cultura cyberpunk.

Frammenti di memoria sulla sperimentazione multimediale a Firenze e dintorni
Frammenti di memoria sulla sperimentazione multimediale a Firenze e dintorni

Tommaso Tozzi

L'intervento racconta per frammenti di memoria alcuni momenti poco noti del panorama artistico fiorentino tra anni Ottanta e Novanta — dagli Oil 13" al Pat Pat Recorder, dalla produzione video digitale alle installazioni di realtà artificiale — ripercorrendo i numerosi incroci di vita e collaborazione con Massimo Cittadini.

Massimo Cittadini e le arti interattive in Italia
Pratiche, contesti ed eredità

Martedì 12 maggio · 11:00 - 13:00

Quale interattività Arte, politica e nuove tecnologie in Italia dagli anni Novanta.

Frammenti di memoria sulla sperimentazione multimediale a Firenze e dintorni

Tommaso Tozzi

Dalla sperimentazione musicale con gli Oil 13”, alla scena undeground (Pat Pat Recorder) e la produzione di video realizzati al computer ed altri intrecci digitali della seconda metà degli anni Ottanta, fino alle installazioni di realtà artificiale ed altre intersezioni con la scena dell’arte digitale degli anni Novanta, ci sono numerosi momenti di incontro e occasioni di collaborazione tra chi scrive e Massimo Cittadini. Senza poter puntare qui a una ricostruzione esaustiva, ma lanciando delle schegge di memoria, l’intervento punta a raccontare alcuni momenti ancora poco o per nulla conosciuti del panorama artistico fiorentino di fine anni Ottanta ed anni Novanta in cui le nostre vite si sono più volte incontrate.

15:00 - 17:00

Archiviare e conservare l'arte digitale
Pratiche, politiche, memorie, futuri.

Con: Lorenzo Antei, Chiara Borgonovo, Tommaso Campagna, Alessandro Ludovico. Modera: Sara Molho.

A Saucerful of Secrets: memorie frattaliche e archeologia DIY dall'Archivio Massimo Contrasto
A Saucerful of Secrets: memorie frattaliche e archeologia DIY dall'Archivio Massimo Contrasto

Lorenzo Antei

L'intervento presenta l'Archivio Massimo Contrasto — nato per preservare l'eredità transmediale di Massimo Cittadini — e il lavoro di recupero condotto negli ultimi diciotto mesi: VHS, hard disk, asset digitali e hardware storico. Focus centrale è il ripristino delle installazioni interattive degli anni Novanta nell'ecosistema Amiga/Mandala System, attraverso pratiche DIY di archiviazione dal basso. L'archivio si propone come dispositivo di memoria viva, capace di riattivare oggi la carica relazionale e politica dell'opera di Massimo Contrasto.

Massimo Cittadini e le arti interattive in Italia
Pratiche, contesti ed eredità

Martedì 12 maggio · 15:00 - 17:00

Archiviare e conservare l'arte digitale Pratiche, politiche, memorie, futuri.

A Saucerful of Secrets: memorie frattaliche e archeologia DIY dall'Archivio Massimo Contrasto

Lorenzo Antei

L’intervento presenta l’attività di ricerca e tutela condotta negli ultimi diciotto mesi dall’Archivio Massimo Contrasto, nato per preservare l’eredità transmediale di Massimo Cittadini. In un panorama dove la memoria del digitale è spesso minacciata dall’obsolescenza e dalla frammentarietà, il lavoro dell’archivio si è concentrato sulla ricognizione e messa in sicurezza di un corpus eterogeneo di materiali: dai supporti analogici (VHS di documentazione) a decine di hard disk contenenti asset e progetti sorgente, fino al recupero di hardware storico.

Un focus centrale dell’intervento riguarderà lo studio per il ripristino e la riproposizione delle installazioni interattive storiche degli anni Novanta, con particolare attenzione all’ecosistema Amiga 3000 e Mandala System. Attraverso il recupero di progetti come “Buddha Vision”, l’intervento interroga le metodologie di conservazione di sistemi interattivi markerless ante-litteram, dove il software non è un oggetto isolato ma parte di un organismo vivente fatto di hardware custom e interazione ambientale.

Verranno inoltre discusse le pratiche di “archiviazione dal basso” e l’approccio DIY (Do It Yourself) che ha guidato il recupero dei dati – dall’uso di strumenti come il Drawbridge per il dumping dei floppy Amiga alla gestione dei flussi di lavoro per “Transductors Connections”. Questo progetto, fondato sull’amplificazione sonora di azioni e oggetti quotidiani tramite trasduttori piezoelettrici (dalla scrittura su carta al suono dell’acqua), esemplifica l’ibridazione tra tecnologia e quotidianità cara all’artista. L’archivio stesso, emerso in modo spontaneo e privo di una finalità teleologica predefinita, si propone come un dispositivo di memoria viva, capace di riattivare oggi la carica relazionale e politica dell’opera di Massimo Contrasto.

Archiviare la materialità performativa: prospettive dall’esperienza di Archivio Studio Azzurro
Archiviare la materialità performativa: prospettive dall’esperienza di Archivio Studio Azzurro

Chiara Borgonovo

Attraverso lo studio dell'opera Il nuotatore (1984) di Studio Azzurro, l'intervento sviluppa il concetto di "materialità performativa" per ripensare la conservazione delle opere basate su tecnologia, intesa come proprietà emergente tra medium e processi interpretativi. L'archivio emerge come presidio fondamentale per garantire la continuità materiale e concettuale di tali opere. La ricerca si traduce in applicazioni concrete nella progettazione di un database relazionale per Archivio Studio Azzurro.

Massimo Cittadini e le arti interattive in Italia
Pratiche, contesti ed eredità

Martedì 12 maggio · 15:00 - 17:00

Archiviare e conservare l'arte digitale Pratiche, politiche, memorie, futuri.

Archiviare la materialità performativa: prospettive dall’esperienza di Archivio Studio Azzurro

Chiara Borgonovo

L’intervento presenta i risultati di un’attività continuativa di ricerca applicata condotta presso Archivio Studio Azzurro, Milano. A partire dalla ricostruzione della ‘biografia’ del videoambiente sincronizzato Il nuotatore (va troppo spesso ad Heidelberg) (1984), condotta attraverso materiali d’archivio e testimonianze dirette, l’intervento sviluppa una riflessione teorica sul rapporto tra documentazione, archivio e materialità. In particolare, si concentra sul ripensamento della materialità di opere basate su tecnologia in senso performativo, come proprietà emergente all’intersezione tra le caratteristiche di un dato medium e i molteplici processi interpretativi attivati da artiste e artisti, nonché da figure impegnate nelle pratiche di curatela, conservazione, archiviazione e ricerca. In questa prospettiva, l’intervento sottolinea il ruolo centrale dell’archivio, così come delle pratiche e dei saperi a esso connessi, nel garantire la continuità materiale e concettuale delle opere basate su tecnologia. A tal fine, esplora le possibili applicazioni del concetto di ‘materialità performativa’ nella progettazione di strumenti digitali per l’archiviazione, a partire dall’esperienza di collaborazione allo sviluppo di un prototipo di database relazionale per Archivio Studio Azzurro.

Archivi viventi, editoria espansa e collaborazioni in rete. Il caso dell’Institute of Network Cultures.
Archivi viventi, editoria espansa e collaborazioni in rete. Il caso dell’Institute of Network Cultures.

Tommaso Campagna

L'intervento presenta il lavoro di archiviazione dell'Institute of Network Cultures di Amsterdam, letto attraverso il concetto di "editoria espansa": la pubblicazione come processo continuo, non come prodotto finale. Applicato all'archivio, questo approccio trasforma materiali e reti in generatori di nuovi progetti, con la sfida di mantenere vive le connessioni nel tempo al di fuori delle logiche estrattive delle grandi piattaforme.

Massimo Cittadini e le arti interattive in Italia
Pratiche, contesti ed eredità

Martedì 12 maggio · 15:00 - 17:00

Archiviare e conservare l'arte digitale Pratiche, politiche, memorie, futuri.

Archivi viventi, editoria espansa e collaborazioni in rete. Il caso dell’Institute of Network Cultures.

Tommaso Campagna

L’intervento presenta il lavoro di archiviazione attualmente in corso presso l’Institute of Network Cultures di Amsterdam (INC). Dopo oltre vent’anni di attività, pubblicazioni, eventi, progetti editoriali e collaborazioni internazionali, l’archivio dell’INC non si configura soltanto come uno spazio di conservazione, ma come uno strumento per rendere accessibili e vive materiali, relazioni, processi di lavoro e comunità di ricerca. Il concetto di editoria espansa offrirà la chiave di lettura dell’intervento: una metodologia in cui la pubblicazione non è vista come risultato finale, ma come parte integrante del processo di ricerca e collaborazione. Applicato all’archivio, questo approccio permette di organizzare materiali, strumenti e reti in modo che possano generare nuovi progetti. In questo senso, la sfida per INC è archiviare e, allo stesso tempo, mantenere vive le connessioni costruite nel tempo, sviluppando forme di collaborazione in rete al di fuori delle logiche estrattive delle grandi piattaforme.

L’interdipendenza del Neural Archive
L’interdipendenza del Neural Archive

Alessandro Ludovico

Il Neural Archive applica la teoria degli archivi distribuiti per preservare e condividere la cultura della rivista Neural, integrando lettori, istituzioni, artisti e curatori in una rete collaborativa. Questo modello si propone come alternativa complementare alle biblioteche tradizionali, fondato su cooperazione e servizio pubblico indiretto. La metodologia sviluppata risulta applicabile a qualsiasi area culturale minoritaria o a rischio di oblio.

Massimo Cittadini e le arti interattive in Italia
Pratiche, contesti ed eredità

Martedì 12 maggio · 15:00 - 17:00

Archiviare e conservare l'arte digitale Pratiche, politiche, memorie, futuri.

L’interdipendenza del Neural Archive

Alessandro Ludovico

Il Neural Archive (progetto archivio della rivista Neural) nasce dalla teoria degli archivi distribuiti, oltre che da strategie logistiche, condivise da tanti archivi privati. Gli archivi distribuiti possono essere l’altra metà della conservazione e condivisione della cultura, rispetto alle biblioteche tradizionali, in un simile sistema di cooperazione e servizio pubblico indiretto. L’interdipendenza del Neural Archive con la comunità dei lettori della rivista, ma anche con istituzioni, ufficiali e non, artisti, curatori, docenti ed editori, ha creato una possibile metodologia applicabile non solo alla media art, ma a qualsivoglia area culturale minoriaria o a rischio di oblio.

17:30

Performance di chiusura

Le giornate si chiudono con una performance del Laboratorio Intergalattico Giacomo Verde Artivista (LIGVA), dedicata al tema dell'archiviazione digitale come pratica viva.

A mettere mano
A mettere mano

Laboratorio Intergalattico Giacomo Verde Artivista

A mettere mano è una sessione di digitalizzazione live che interessa una selezione di video conservati presso il Laboratorio Intergalattico Giacomo Verde Artivista. Si tratta di una performance in cui vengono riattivati, insieme ai video su supporti obsoleti, anche alcuni materiali di scena o altri elementi effimeri appartenuti a Giacomo Verde, da sommare alle suggestioni provenienti dall’ambiente e al live coding, che moltiplica i piani visivi e sonori del materiale di partenza. In questo modo l’archivio viene letto effettivamente come un organismo osmotico e vivente, da inserire entro un ecosistema complesso. A cura del Laboratorio Intergalattico Giacomo Verde Artivista.

Massimo Cittadini e le arti interattive in Italia
Pratiche, contesti ed eredità

A mettere mano

Laboratorio Intergalattico Giacomo Verde Artivista

A mettere mano è una sessione di digitalizzazione live che interessa una selezione di video conservati presso il Laboratorio Intergalattico Giacomo Verde Artivista. Si tratta di una performance in cui vengono riattivati, insieme ai video su supporti obsoleti, anche alcuni materiali di scena o altri elementi effimeri appartenuti a Giacomo Verde, da sommare alle suggestioni provenienti dall’ambiente e al live coding, che moltiplica i piani visivi e sonori del materiale di partenza. In questo modo l’archivio viene letto effettivamente come un organismo osmotico e vivente, da inserire entro un ecosistema complesso. A cura del Laboratorio Intergalattico Giacomo Verde Artivista.

The VOID

THE VOID (T.V.) è una piattaforma editoriale audiovisiva sviluppata dall'Institute of Network Cultures di Amsterdam dal 2022. Si inserisce nel campo dell'expanded publishing, il filone di ricerca con cui l'INC ridefinisce la pubblicazione oltre la dicotomia tra carta e digitale, come pratica modulare e processuale che attraversa libri, podcast, video essay e live stream.

In questa cornice, THE VOID sperimenta lo streaming come dispositivo editoriale: attraverso studi di trasmissione pop-up, fa convergere produzione, distribuzione e archiviazione in un unico evento. Riprendendo l'eredità dei tactical media, ogni trasmissione è insieme atto di pubblicazione, occasione di incontro e momento di costruzione comune.

La mostra

MASSIMO CONTRASTO

Pratiche interattive tra underground e realtà artificiali

Carrara, Spazio Ex Paretra, via Beccheria, 5 — 11–31 maggio 2026

La mostra Massimo Contrasto. Pratiche interattive tra underground e realtà artificiali è una prima ricognizione attorno al lavoro di Massimo Cittadini, costruita attraverso una narrazione tematica e uno sviluppo cronologico. Più che una retrospettiva esaustiva, traccia un percorso di lettura che attraversa decenni di sperimentazione tra arte, tecnologia e cultura del fare.

Al centro del percorso, due installazioni interattive basate sul Mandala System, Buddha Vision (1991, con i Giovanotti Mondani Meccanici) e Mr. Regular (1998), testimoniano la ricerca sulla realtà artificiale e sulle relazioni tra corpi, gesti e immagini sintetiche. Accanto a queste, una selezione di video realizzati tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, in cui Cittadini sperimenta sul confine tra computer grafica e video arte; gli oggetti feticcio composti da frammenti di archeologia tecnologica e materiali poveri; gli strumenti sonori autoprodotti del gruppo Transductors Connections.

Chiude il percorso una videoinstallazione che, attraverso un montaggio di interviste, restituisce la storia dell'artista e dei contesti che ha attraversato.

A cura di
Lorenzo Antei, Sara Molho, Clemente Pestelli
Prestiti
Archivio Massimo Contrasto, Firenze
Bibliotork Interzona Caronia, Cascina Autogestita Torchiera, Milano
Montaggio videointerviste
Andrea Castagna
Si ringraziano
Claudia Franco e tutte le persone intervistate: Marco Baudinelli, Jacopo Benassi, Enrico Bisenzi, Loretta Borrelli, Federico Bucalossi, Pier Luigi Capucci, Marco Cesare Consumi, Simonetta Fadda, Francesco Galluzzi, Gino Gianuizzi, Antonio Glessi, Carlotta Premazzi, Francesca Storai
Si ringraziano i Giovanotti Mondani Meccanici per la consulenza tecnica e la possibilità di esporre Buddha Vision.