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Fetish Objects (1977-2023)

Decenni di assemblaggi affettivi, magici e sconclusionati — frammenti tecnologici, giocattoli in plastica, scarti del quotidiano — in aperta polemica con la commercializzazione dell'arte.

Così Massimo Cittadini descrive la sua pratica intorno agli “oggetti feticcio”:

“Nella mia pratica di ‘artista multimediale’ ho sempre messo in primo piano allo stesso modo i temi ricorrenti che si sviluppavano nel mio lavoro ‘vero’ contemporaneamente alle mie manie relative al ‘pasticciare’ con i feticci, le icone e la tecnologia, che io chiamo lettura della frattalizzazione dell’esistente, o anche confusione fuzzy della logica e della tecnologia, o anche collezionismo da cut-up interattivo sconclusionato affettivo e superstizioso, e anche primitivismo tecnologico legato alle manie relative all”infantilismo’, inteso come una propensione al gioco senza alcun fine, alla magia della percezione sensoriale primitiva, stupida, selvatica, appunto infantile.” (FETISH OBJECTS 2.0, 2017)


La ricerca si sviluppa per decenni e riguarda piccoli oggetti non più utilizzabili, nati dall’unione di frammenti tecnologici, giocattoli in plastica e altri elementi tratti dal quotidiano. In aperta polemica con la commercializzazione dell’arte, Cittadini sostiene che il prezzo di questi oggetti dovrebbe essere inesorabilmente alto, per scongiurare ogni possibilità di acquisto. Deformazione, accostamenti inaspettati, rottura, cessato funzionamento: sono i procedimenti con cui Cittadini guarda al quotidiano da punti di vista obliqui, e ne smonta o reinventa i miti e le icone.