L’intervento di Alessandro Ludovico ricostruisce una costellazione di pratiche che, a partire dagli anni Novanta, hanno usato la rete come spazio di intervento culturale e politico. Il mediattivismo emerge non come episodio marginale, ma come laboratorio di linguaggi, infrastrutture e modelli di circolazione dell’informazione.
Nel saggio, la promessa tecnologica viene letta come dispositivo ambivalente: capace di aprire spazi di autonomia e insieme di produrre nuove forme di dipendenza e tracciabilità. In questa prospettiva, la storia delle reti indipendenti e della controinformazione digitale prepara il terreno per i conflitti più recenti intorno a trasparenza, leak e whistleblowing.