Il saggio di Lorenzo Antei parte dal lavoro d’archivio come pratica di selezione, descrizione e attivazione di materiali eterogenei. Nel caso dell’arte digitale, questa attività richiede strumenti capaci di tenere insieme oggetti, contesti di fruizione, apparati tecnici e tracce documentarie.
L’archivio viene così inteso come dispositivo interpretativo oltre che conservativo. La sopravvivenza delle opere passa attraverso politiche di metadatazione, infrastrutture di accesso e una riflessione continua sul rapporto tra memoria istituzionale e riuso critico dei materiali.